Ricorda

Ricorda.

Il rumore dei tavolini e delle sedie fuori al bar e del chiacchiericcio della gente, il sole in viso, il sole forte. Di cosa stanno parlando? Una signora mi chiede d'accendere. Tu mi guardi fisso negli occhi. Gli occhi sorridono. Non mi hai mai più guardata così.

Ricorda.

Guarda le coperta di piccole margherite, ancora prima che tutto fosse davvero iniziato. Guarda il colore e le colline, ascolta il vento, Il sole in alto. Guardaci mentre non siamo ancora nulla, ma siamo tutto. Siamo perfetti, poco prima della fine. Siamo perfetti. Prima di distruggerci.

Ricorda.

Maggio, e poi giugno. Il caldo tra le tende sudate, e le cicale negli alberi, sui rami, sembrano voler entrare nella stanza per spiarci, fra le lenzuola dei pomeriggi ancora prima della fine, ancora prima di distruggerci. Rasentiamo la perfezione.

Ricorda.

Non t'ho più visto così. Non siamo stati mai più. Siamo morti. Non t'ho più sentito. Gli occhi non sorridono più, tu sei un cadavere e poi un fantasma. Tu giaci dove sei e non respiri. Tu muori ed io ti celebro ogni giorno, sull'altare del mio cuore. Il corpo e il sangue, il tuo, il nostro. Una reliquia. 
Poi ho tagliato i capelli e dopo un anno sono ricresciuti e ho aspettato che tutto tornasse come prima, ma così non è stato.

Io ricordo.
Ovunque mi ritornerai in mente.



-Come stai? -Sanguino

Come sto?

In questi tre giorni sono partita con la speranza che accadesse qualcosa che non è mai accaduto. Alcune cose sono state belle, altre sono rimaste nella totale indifferenza, altre sono cambiate, altre sono ritornate.
Stavo meglio prima di partire e ritornare. Dicevo di sentirmi quasi 'guarita'.
Come quegli alcolizzati che alla riunione, uno per uno, dicono i giorni in cui sono rimasti sobri.
Ecco io dicevo di essere guarita, ma una persona che è appena guarita e che si sente un po' meglio non va a stare tre giorni fianco a fianco con la causa dei suoi mali.
All'inizio non  volevo partire, se fosse stato per me sarei rimasta volentieri a casa, ma l'ho fatto per la bambina, si l'ho fatto per lei, e forse l'ho fatto inconsciamente anche per me, perché mi ero illusa, perché la storia dei treni che passano una volta sola mi ha fregata per l'ennesima volta.
Puntualmente mi attacco a sto cazzo di treno in partenza e qualcuno mi spinge fuori in corsa e io rotolo sui sassi e rotaie e mi faccio male e sanguino, piena di ferite ed escoriazioni.
Sto cosi, sto sanguinando.

-Come stai?
-Sanguino.

Ho scattato foto con la vecchia Minolta. Ho portato a sviluppare i rullini. 
Lui cucinava per noi a piedi scalzi. Ecco questa immagine mi strugge. Lui che cucina per noi a piedi scalzi. E' mai possibile che non esista una cosa più bella? Io lo so che esistono al mondo cose meravigliose, molto più belle, ma questa immagine mi strugge.
Lui che dorme vestito sul divano io a pensare di là nel letto che forse gli faccio schifo, che deve esserci qualcosa in me che non va, perché noi donne, quando un uomo ci rifiuta diamo la colpa a noi stesse, e ci facciamo le seghe mentali, le paranoie e stiamo male. C'è stato tempo in cui scopavamo l'ho raccontato già, ma adesso è diverso, non ci sfioriamo nemmeno col pensiero. anzi, io si, poggio gli occhi su di lui ininterrottamente senza che se ne accorga, l'altra sera quando si è poggiato sul letto con in mezzo la bambina, ho abbracciato lei e con la mano sono arrivata sul suo braccio, liscio e bello. ma il mio gesto è morto lì nell'indifferenza più totale. che lascia un vuoto, come una casa vissuta dopo un trasloco.

-Come stai?
-Sanguino, non lo vedi?

C'è stato un tempo che non era così e torno in certi posti per ricordarlo. 
Vorrei poterlo trovare in altre cose nuove ma l'unica cosa che mi succede è di ritornare ad uno stadio primordiale per non vedere tutto il mio sangue scorrere in terra. Mi cerco. Sto cercando me. Devo cercarmi per non morire. Ho paura di dimenticare me stessa. 
Consapevolezza di me dentro una solitudine.
Non so cosa sto scrivendo ma è questo che vedo.
Non mi manca per la lontananza ma per la diversità nel sentire. Lui non mi sente. Lui non sente niente. 
Lui è qualcosa di lontanissimo, lontano anni luce, ma siamo a cinque metri di distanza.
Due galassie indipendenti, altre lingue, altri cieli, altri satelliti, altre forme umane.
E' un fantasma che sono costretta a rincontrare. 
I sedimenti di un dolore che non mi lascia mai. Non si risolve, non scompare. Che si impasta con le mie cellule.
A volte lo maledico.
Passerà. Dimenticherò anche te. 

-Come stai?
-Sto sanguinando a causa tua, o forse mia, che salgo su questo treno e vengo spinta fuori. Sei tu.
Mi tendi la mano per salire e  io fiduciosa l'afferro ma in velocità tu, terribile creatura disumana, mi spingi e io rotolo su sassi e rotaie e mi ferisco. E sanguino. 




Mordi via pezzi dal mio corpo,
Sei uno squalo e io sto nuotando.

Il mio cuore continua a battere mentre sanguino
E tutti i tuoi amici vengono ad annusarmi.